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LA FAMIGLIA E LA STORIA

Ecostoria

Il percorso della famiglia Sipari dall’arrivo nell’Abruzzo marsicano al consolidamento dello status d’élite valica secoli e contesti ─ dalla pastorizia transumante alle cacce reali, per finire con la tutela dell’ambiente ─, che hanno nella montagna il denominatore comune. Pietrantonio seniore, murattiano prima e capo della carboneria poi, è compreso nella ristretta oligarchia appenninica proprietaria tanto dei pascoli invernali pugliesi, quanto di quelli estivi abruzzesi. I suoi figli, Francesco Saverio e Carmelo, figure a un tempo di pastori, agricoltori e intellettuali aperti alle istanze sociali, donano i diritti di caccia su loro proprietà particolari per farsi emulare dalle amministrazioni comunali e riuscire, attraverso l’istituzione di una riserva, e la conseguente protezione sovrana, a tutelare al meglio le loro comunità. Erminio, mezzo secolo più tardi, raggiunge l’apice della parabola familiare, ideando il primo parco nazionale italiano, che modella sull’intreccio tra tutela ambientale e sviluppo turistico, per offrire ricchezza al territorio protetto. È un percorso in cui le dinamiche familiari, la storia, l’economia e l’ambiente si fondono in un tutt’uno.

Transumanza

Pietrantonio Sipari seniore, rimasto orfano all’età di quindici anni, riesce ad accrescere il patrimonio a tal punto che nel 1854, secondo le ricerche di Benedetto Croce, conduce in Puglia il gregge più numeroso del Regno delle Due Sicilie, composto di oltre 15.000 pecore. Tracce della sua impresa armentaria sono presenti negli archivi dei centri di confine tra Lazio e Abruzzo e, in generale, di quelli interessati dai tratturi Pescasseroli-Candela e  Celano-Foggia. Fra le proprietà della famiglia Sipari rientrano anche veri e propri rilievi appenninici, come la Montagna Grande di Celano e parte della Serralunga in tenimento di Villavallelonga, utili per i pascoli estivi. Da stirpe di pastori e di conciatori, e quindi grazie all’indotto della pastorizia transumante, la casata viene proiettata all’interno dei canali di sociabilità della nobiltà. Ne costituiscono una testimonianza le nozze, celebrate nel 1858, tra Carmelo e Cristina dei marchesi Cappelli, la cui famiglia gestiva la principale masseria di lana merinos dell’Italia meridionale. A questo matrimonio si deve la costruzione della dimora di Alvito, un palazzo di cinque piani, la cui spesa complessiva era equivalente a un anno di ricavato dell’impresa armentaria.

Bibliografia: L. ARNONE SIPARI, Famiglia, patrimonio, potere locale: i Sipari in Terra di Lavoro nella seconda metà dell’Ottocento, in S. Casmirri (a cura di), Le élites italiane prima e dopo l’Unità: formazione e vita civile, Caramanica, Marina di Minturno 2000, pp. 215-265; L. ARNONE SIPARI, Economia pastorale tra Lazio e Abruzzo nell’800: fonti e memorie “di confine” relative alla famiglia Sipari, in G. Giammaria (a cura di), La transumanza nel Lazio meridionale, Atti del seminario (Anagni 2019) in corso di pubblicazione;  B. CROCE, Pescasseroli, Laterza, Bari 1922; L. PICCIONI, Erminio Sipari. Origini sociali e opere dell’artefice del Parco nazionale d’Abruzzo, (L’uomo e l’ambiente, 26), Università di Camerino, Camerino 1997.

 

Riserva reale

Il 21 giugno 1872 Francesco Saverio e Carmelo donano a Vittorio Emanuele II, re d’Italia, i diritti di caccia esclusiva su 660 ettari di alta montagna che possiedono nel Comune di Villavallelonga (AQ). L’accettazione sovrana, partecipata ai germani Sipari tramite il Gran cacciatore, innesca una corsa all’emulazione da parte di diverse amministrazioni comunali dell’Alta Marsica. Ha origine da ciò la prima riserva reale dell’Alta Val di Sangro (1873-1878). La privativa della caccia in un territorio caratterizzato dalla presenza dell’orso, considerato la fiera più ambita d’Europa, significa in concreto la possibilità di ricevere in cambio elevazione sociale per il privato, importanti benefici per il territorio. Così, «mentre il primo avrebbe potuto ottenere la già di per sé fondamentale riconoscenza di casa reale, la nomina ad uno dei diversi gradi della scala del cavalierato, nonché la possibilità di accedere a circoli elitari, per il territorio, invece, la presenza del re e del suo seguito avrebbe potuto garantire […] una ricaduta positiva in termini di ripopolamento di specie animale, di costruzioni di edifici, di miglioramento della viabilità e di una più attenta sorveglianza, in particolare del patrimonio boschivo» (Arnone Sipari, 2012).

Bibliografia: L. ARNONE SIPARI,  Dalla Riserva reale dell’Alta Val di Sangro alla costituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, in La lunga guerra per il Parco Nazionale d’Abruzzo, (Quaderni di Rivista Abruzzese, 24), Lanciano 1998, pp. 49-66; L. PICCIONI, “Il dono dell’orso”. Abitanti e plantigradi nell’Alta Val di Sangro tra Otto e Novecento, in «Abruzzo Contemporaneo», n.s., II (1996), 1, pp. 62-113; L. ARNONE SIPARI, I notabili dell’Alta Val di Sangro e il loro ruolo nella genesi del Parco, in L. Piccioni (a cura di), Parco Nazionale d’Abruzzo, novant’anni: 1922-2012, ETS, Pisa 2012, pp. 23-28.

 

Parco

Mezzo secolo dopo la prima ideazione della riserva reale, Erminio Sipari riesce a coronare gli sforzi di un decennio di tentativi e proposte per l’istituzione, nello stesso territorio, del primo parco nazionale italiano. Nel 1921, quale presidente della sezione laziale e abruzzese della Federazione Pro-Montibus, contratta con alcuni comuni l’affitto di alcune aree da proteggere, a partire dalla Camosciara, in tenimento di Opi, che viene destinata allo scopo il 21 ottobre. Poco più di un mese dopo, il 25 novembre, nella capitale viene costituito l’Ente autonomo del Parco Nazionale d’Abruzzo, con a capo lo stesso Sipari. Il 9 settembre 1922 a Pescasseroli ha luogo l’inaugurazione del Parco. Si tratta ancora di un’istituzione privata, che tuttavia, di lì a breve, ottiene il riconoscimento statale. Nel decennio in cui è presidente, Erminio riesce a realizzare un innovativo modello di parco che lega in armonia tutela dell’ambiente e sviluppo turistico: alla protezione di flora e fauna, con l’adozione fra l’altro, per la prima volta nella storia, del divieto di caccia dell’orso bruno marsicano, si accompagna la nascita di piccole strutture ricettive, il riattamento o la costruzione di rifugi, il miglioramento della viabilità, l’inaugurazione di servizi per il trasporto dei passeggeri, la predisposizione di aree per gli sport invernali. Quello di Erminio è un laboratorio a cielo aperto, fin da allora oggetto di studio a livello internazionale, in cui viene sperimentato il primo concetto di sviluppo sostenibile.

Bibliografia: L. ARNONE SIPARI, ll Parco Nazionale d’Abruzzo liberato dall’allagamento. Un conflitto tra tutela ambientale e sviluppo industriale durante il fascismo, «Rivista della Scuola Superiore di Economia e Finanza», l (2004), n. 7-8, pp. 27-39; L. ARNONE SIPARI (a cura di), Scritti scelti di Erminio Sipari sul Parco Nazionale d’Abruzzo (1922-1933), (Natura e aree protette, 17), Temi, Trento 2011; L.ARNONE SIPARI, La discussione sui parchi nazionali tra età liberale e fascismo: le riflessioni di Nicola Angelo Falcone, Luigi Parpagliolo ed Erminio Sipari, in Idem – C. Guacci, Origini e primi anni di vita del Parco Nazionale d’Abruzzo nella “Relazione Sipari” del 1926, Atti del Convegno di Studi (Alvito, 22 ottobre 2016), Palladino, Campobasso 2019, pp. 9-30; L. PICCIONI, Erminio Sipari. Origini sociali e opere dell’artefice del Parco nazionale d’Abruzzo, (L’uomo e l’ambiente, 26), Università degli Studi di Camerino, Camerino 1997; L. PICCIONI, Una visione in anticipo sui tempi. L’intreccio tutela ambientale-sviluppo turistico alle origini del Parco Nazionale d’Abruzzo, in  La lunga guerra per il Parco Nazionale d’Abruzzo, (Quaderni di Rivista Abruzzese, 24), Lanciano 1998, pp. 19-47; L. PICCIONI, Erminio Sipari. Modernizzazione e civismo nella montagna abruzzese d’inizio Novecento, in «Meridiana», 1999, 34-35, pp. 133-161; L. PICCIONI, La dimensione internazionale del Parco d’Abruzzo delle origini, in L. Arnone Sipari – C. Guacci (a cura di), op.cit., pp. 129-148.